Fra i linguaggi universali, la musica riveste un posto d’onore.

La musica unisce, va oltre le barriere linguistiche, oltre le generazioni, scavalca le convinzioni e le convenzioni. Al di là del suo ruolo emozionale nella vita di ognuno di noi – chi non ha una personale colonna sonora che accompagna i momenti e passi più importanti? – il linguaggio musicale ha una preziosissima valenza formativa.

Ne è prova lampante l’esperienza di Cristiano Cometto, cuneese membro di Impact Hub Torino, co-fondatore, insieme a Mattia Sismonda, de “La Fabbrica dei Suoni”.

Situata a Venasca, all’imbocco della Val Varaita, “La Fabbrica dei Suoni” è un parco – museo didattico dedicato all’avvicinamento alla musica e a tutto ciò che ruota intorno, rivolto in particolare alle classi scolastiche primarie e secondarie di primo grado, ma aperto a tutti coloro che desiderano accostarsi in modo ludico alla meraviglia del suono. Una realtà unica nel suo genere e pioneristica, attiva da dieci anni e in costante crescita, una storia d’impatto vibrante bella da raccontare e da ascoltare.

Cristiano, come e quando nasce il tuo progetto?

“La Fabbrica dei Suoni” vede la luce nell’ormai lontano 2002, quando insieme ad un amico, musicista come me – sono diplomato in viola al Conservatorio – ho avuto l’idea di creare uno spazio dove far avvicinare i bambini alla musica. Abbiamo voluto attuare una piccola rivoluzione nella didattica musicale, facendola diventare meno teorica e più esperienziale, soprattutto pensando ad un luogo fisico dove mettere in pratica tutto ciò senza più la necessità di recarci noi nelle scuole. Questo luogo fisico è arrivato nel 2007, con l’apertura della sede del museo a Venasca, e si è successivamente ampliato con l’inaugurazione de “L’Atlante dei Suoni” nella vicina Boves, parco tematico dedicato alla scoperta dei cinque continenti attraverso la musica. Con una media di 20.000 visite ad anno scolastico e la nascita di progetti collaterali legati al mondo naturalistico come la collaborazione con il Parco Fluviale Gesso e Stura, possiamo affermare di aver tracciato un buon percorso.

Qual è l’impatto positivo che cogli nel tuo lavoro?

L’impatto maggiore è dato senza dubbio dalle espressioni curiose e interessate dipinte sul volto dei bimbi e dal loro innato entusiasmo, ma anche dalle belle collaborazioni sorte con gli insegnanti, che traggono dalle visite validi spunti da sviluppare nel corso delle lezioni. Poi, non è da trascurare l’impatto positivo dato dalla creazione di sbocchi occupazionali sul territorio in un periodo di forte crisi lavorativa; attualmente, contiamo 14 soci e più di 30 collaboratori, perlopiù giovani, felici di contribuire con il loro impegno alla crescita del progetto.

Quali novità hai in serbo per l’anno appena iniziato?

Oltre alla consueta collaborazione con le scuole, dal 2017 ci rivolgeremo anche ad una fascia d’età diversa: abbiamo infatti vinto un bando della Fondazione CRC per un programma triennale dedicato agli over 65. Organizzeremo gite, pranzi sociali, mettendo a loro servizio la nostra esperienza decennale nel campo della didattica esperienziale. Una sfida che non vediamo l’ora di affrontare.

Storie d’impatto, storie di Hubbers. Raccontaci la tua esperienza in Impact Hub!

Il mio primo contatto con il team di Impact Hub Torino è avvenuto nel 2015, in occasione di un AperiHUB; nel gennaio del 2016 ho sottoscritto la membership, entrando a tutti gli effetti nel network globale. Cosa mi piace di Impact Hub? Come me, gli Hubbers credono fortemente nelle sinergie, nello scambio di competenze e nel trovare punti in comune fra professionalità diverse. Come è avvenuto con un altro membro della rete torinese, con cui sto gettando le basi per una collaborazione…che per ora non svelo!

 

Federica De Benedictis – Dire Fare Mole

Impact Hub Torino

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